QUADRO DELLE MALATTIE

 

 

MANIFESTAZIONI CUTANEE DIAGNOSI

Piccoli noduli bianchi o giallastri sulla pelle o sulle pinne.

Oodiniasi dovuta a Oodinum ocellatum.

Noduli più grandi, da bianchi a grigi, sulla pelle, soprattutto sulle pinne.

Ittioftiriasi marina dovuta a Cryptokarion irritans.

Macchie da bianco a grigio chiaro sulla pelle.

Infezione batterica.

Macchie sanguigne estese sulla pelle.

Infezione da vibrioni.

Bordi bianchi e sfrangiati delle pinne.

Infezione batterica.

Opacità della pelle, da bianco a blu. In seguito il muco presenta parti puntiformi e sanguigne e piccoli fori a cratere.

Infezione da Trichodina.

Opacità bianca del muco, collegata più o meno raramente ad emorragia puntiforme.

Valore pH troppo basso.

Raggruppamento e lenta scomparsa della parte superficiale della pelle.

Infezione batterica.

Squame parzialmente sollevate.

Infezione batterica.

Gonfiori con screpolature.

Infezione batterica oppure da Ichthyosporidium.

Macchie bianche o vitree sotto la pelle, soprattutto nei cavallucci marini.

Infezione da Glucea.

Parassiti della pelle vaganti o stabili, visibili a occhio nudo, in genere di forma allungata.

Parassitosi della pelle dovuta a crostacei o vermi.

Patina tipo ovatta sulla pelle o sulle ferite cutanee.

Infezione della pelle causata da funghi.

Piccole escrescenze bianche ai bordi delle pinne o sulla pelle che, nella forma, ricordano il cavolfiore.

Lymphocystis ( infezione da virus )

 

 

ALTERAZIONI AGLI OCCHI DIAGNOSI

Occhi sporgenti, a volte anche unilateralmente; gas nell'occhio.

Esoftalmia ( manifestazione iniziale delle tubercolosi dei pesci e della ittiosporidiosi ) infezione batterica agli occhi ( danneggiamento da trauma meccanico ).

Opacità degli occhi.

Ittoftiriasi marina ( Cryptokarion ), Oodiniasi ( Oodinium ), ed anche infezione batterica.

Macchie bianche in mezzo agli occhi.

Infezione batterica.

 

 

ALTERAZIONI GENERALI DIAGNOSI

Sbiadimento della colorazione.

Stati di trauma, tubercolosi, intossicazione, valore pH troppo basso.

Diminuzione dell'appetito.

Tubercolosi dei pesci ( Mycobacterium piscium ), lenta intossicazione, valore pH troppo basso.

Dimagrimento progressivo.

Tubercolosi dei pesci, Lernea, errata alimentazione.

Parte inferiore del corpo ingrossata, mancanza di evacuazioni.

Occlusione intestinale, spesso a causa di alimentazione poco variata.

Parte inferiore ingrossata, zona anale arrossata, escrementi anormali.

Infiammazione intestinale.

Strofinamento del pesce sul fondo, sui sassi, coralli ed altri elementi solidi, chiusura delle pinne e movimenti dondolanti.

Parassiti della pelle o intossicazione.

Movimenti natatori irregolari.

Nella maggior parte dei casi intossicazione.

Movimenti natatori a salti; il pesce tende ad affondare ed avanza solo a salti.

Infiammazione batterica della vescica natatoria.

Movimenti respiratori violenti e continui.

Infezione da Oodinium, Cryptokarion, Trichodina, Dactylogyrus, carenza di ossigeno o eccesso di anidride carbonica.

Movimenti natatori improvvisi e veloci unitamente a respirazione accelerata; i pesci cercano di saltare fuori dall'acquario.

Intossicazione da ammoniaca, valore pH troppo basso.

Nuoto discontinuo con la bocca protesa verso la superficie dell'acqua, unitamente a respirazione accelerata.

Aumento troppo rapido della salinità.

Dopo il passaggio da un acquario all'altro, i pesci rimangono sul fondo respirando a fatica e si sollevano con difficoltà ( manifestazione temporanea ).

Diminuzione troppo rapida della salinità.

Trauma causato dal passaggio da un acquario all'altro.

Variazione troppo rapida dei valori dell'acqua.

Gonfiore della gola e bocca sempre aperta.

Gonfiore della ghiandola tiroidea ( carenza di iodio ).

Respirazione accelerata ed irregolare.

Intossicazione da ammoniaca, intossicazione da anidride carbonica, carenza di ossigeno, intossicazione da metalli.

Ventre gonfio spesso accompagnato da squame sollevate.

Infezione batterica ( Pseudomonas ).


MALATTIE CAUSATE DA BATTERI

Corrosione delle pinne

Agente patogeno: un batterio non ancora identificato.
Sintomi:
i bordi delle pinne diventano bianchi ed opachi. Nello stadio più avanzato le pinne si decompongono e diventano sempre più corte. Alla fine la malattia interessa anche il muco. Si manifestano dei punti sanguigni sulla parte epiteliale della pelle. Se questa malattia non è arrestata in tempo il muco si distacca a brandelli e appaiono delle ferite profonde con ematomi. A volte il decorso di questa malattia è così rapido che le pinne si decompongono nel giro di 24 ore. Altre volte il decorso può essere molto lento. Il pericolo di contagio è molto limitato.

Come combatterla:
nello stadio acuto a decorso rapido, non è quasi possibile guarirla. Se il decorso è lento è consigliabile un trattamento a base di bagni di tripaflavina o streptomicina (questa può anche essere abbinata a penicillina). Nello stadio iniziale questa malattia si può curare con solfato di rame o di zinco.

Peste rossa delle anguille

Agente patogeno: Vibrio anguillarum.
Sintomi: ulcere cutanee con tendenza ad emorragia e, nell'ultimo stadio, sfaldamento dei tessuti. Infiammazione ematica dei bordi delle pinne e della zona anale. Più tardi può subentrare un'infiammazione ematica degli occhi. La malattia è molto contagiosa, però si manifesta raramente in un acquario tropicale.
Come combatterla: questa malattia può venire combattuta all'inizio con solfato di zinco o di rame. Più avanti serviranno solo gli antibiotici: aureomicina, streptomicina o sulfamidici. Durante la cura può essere utile nutrire i pesci con del mangime impregnato di aureomicina

Dermatosi bianca

Agente patogeno: sconosciuto, probabilmente di origine batterica.
Sintomi: sulla pelle compaiono inizialmente delle chiazze grigio-bianche, che si propagano lentamente. Di solito viene contagiata per prima la pelle delle pinne. Da qui la malattia invade il muco dando un aspetto «ruvido» ed opaco al pesce e provocando quindi il distacco del muco stesso. Anche le pinne si sfaldano. La malattia si propaga in genere molto lentamente; nell'ultimo stadio viene attaccato anche l'occhio che diventa opaco. Si tratta di malattia abbastanza contagiosa.
Come combatterla: trattamento come per la peste rossa delle anguille. A volte è utile un bagno permanente con cloridrato di chinina, eventualmente abbinato a solfato di zinco o di rame. Anche un bagno in tripaflavina è talvolta efficace

Tubercolosi

Agente patogeno: Mycobacterium piscium.
Sintomi: la tubercolosi dei pesci è una malattia che si propaga molto lentamente. Inizialmente diminuisce l'appetito, i colori sbiadiscono e gli animali colpiti dimagriscono lentamente oltre ad apparire in genere svogliati. In uno stadio più avanzato il muco inizia a degenerare, fattore che può portare ad infezioni secondarie causate da altri batteri e da ciliati. La malattia non è contagiosa o lo è solo in parte; comunque il pesce affetto da TBC deve venir isolato al più presto. Gli animali deboli sono particolarmente predisposti mentre quelli sani ne vengono difficilmente contagiati. Gli organi interni, soprattutto il fegato, l'intestino, la milza ed anche gli occhi mostrano dei piccoli noduli grigi. Se i bacilli si insediano negli occhi, questi possono diventare molto sporgenti.
Come combatterla: la guarigione è possibile solo allo stadio iniziale con bagni di streptomicina. Purtroppo all'inizio non se ne può avvertire la presenza e quando i sintomi appaiono chiari, non è più possibile salvare il pesce; è meglio sopprimerlo.

Infiammazione intestinale

Agente patogeno: sconosciuto.
Sintomi: foruncoli e gonfiori di aspetto diverso, dovuti forse a diversi agenti patogeni. A volte si manifestano inizialmente piccoli bubboni sottocutanei che dopo un certo tempo si aprono, lasciando nella pelle delle ulcere che guariscono solo molto lentamente. Altri tipi di foruncoli si manifestano sotto forma di bubboni più grossi coperti dal muco. Se si aprono, cosa che non succede sempre, si formano delle ferite profonde a forma di cratere, difficilmente guaribili. A volte la malattia ha un decorso velocissimo, altre volte i foruncoli diventano cronici. Nelle protuberanze aperte si insediano non raramente dei funghi o altri agenti patogeni. I foruncoli causati da batteri sono molto poco o per niente contagiosi. Si consiglia comunque di togliere dall'acquario i pesci affetti da foruncolosi e di trattarli separatamente.
Come combatterla: all'inizio della malattia, bagni con solfato di zinco o di rame portano spesso alla guarigione. In casi più difficili i foruncoli diventano veicolo conduttore di altre malattie; il trattamento con solfato di zinco o di rame può venire intensificato con mangime impregnato di antibiotico (Aureomicina, tetraciclina, streptomicina o cloramfenicolo.

Distacco dell'epidermide

Agente patogeno: sconosciuto, ma forse non batterico.
Sintomi: i pesci contagiati da questa malattia infettiva soffrono di un distaccamento dell'epidermide dal corpo, questa si arrotola inizialmente e poi si stacca. Le manifestazioni iniziano dalla testa, in particolare intorno alla bocca e si propagano poi su tutto il corpo. Il decorso può essere molto rapido o molto lento. La malattia è contagiosa; attacca soprattutto quei pesci che sono in precarie condizioni di salute. Sembra che si manifesti di preferenza in acquari poco curati.
Come combatterla: il mezzo è sconosciuto a chi scrive, perché non possiede personalmente esperienze in merito. Si può provare con bagni permanenti di solfato di zinco o di rame, di antibiotici o di sulfamidici e soprattutto di tetraciclina.

Sollevamento delle squame

Agente patogeno: non ancora descritto, forse una Pseudomonas.
Sintomi: le squame si sollevano in certi punti della cute che può risultare rigata di sangue. La malattia inizia a volte vicino alla base della coda e si propaga generalmente in tutto il corpo. Molto spesso il sollevamento delle squame è accompagnato da idropsia, i cui sintomi ricordano quelli dell'idropsia dei pesci d'acqua dolce. La malattia si propaga molto velocemente e può diventare mortale nel giro di 24 ore. Per fortuna non è contagiosa o lo è soltanto poco; è comunque consigliabile isolare gli individui malati.
Come combatterla: il tempestivo trattamento con un bagno di solfato di rame, può portare spesso alla completa guarigione, se la malattia è individuata per tempo. Un trattamento con streptomicina è senz'altro piu sicuro.

Infiammazione della vescica natatoria

Agente patogeno: non ancora descritto.
Sintomi: in seguito alla malattia della vescica natatoria, a causa della quale l'organo non può funzionare in modo soddisfacente, si manifesta un comportamento natatorio anormale. I pesci colpiti stentano a mantenersi in equilibrio nell'acqua e faticano a tenersi sospesi, quando cercano di rialzarsi dal fondo, compiono movimenti a salti. Alla fine non si rialzano più. La malattia non è infettiva. Non bisogna confondere i pesci così malati con i pesci di fondo i quali, spesso privi della vescica natatoria, si spostano con il tipico movimento a salti. Le variazioni della salinità possono portare spesso a dei movimenti natatori anormali che però durano poco.
Come combatterla: poiché malattie di questo tipo vengono spesso causate da una temperatura molto bassa (ad es.: durante il trasporto), si consiglia di isolare il pesce malato e di portare la temperatura della vasca di trattamento a 28-30°C. A volte è utile somministrare del cibo impregnato di un antibiotico, per esempio di aureomicina.

MALATTIE CAUSATE DA FLAGELLATI

Oodiniasi

Agente patogeno: il dinoflagellato Oodinium ocellatum.
Sintomi: poiché il parassita si annida inizialmente nelle branchie, la respirazione più accelerata è il primo sintomo della malattia. Compaiono sulla pelle, a volte subito, a volte negli stadi più avanzati, due puntini bianchi o giallastri, visibili soprattutto sulle pinne. Ad uno stadio più avanzato, il pesce sembra cosparso di zucchero in polvere. Se la malattia non viene fermata in tempo, vengono attaccati anche gli occhi. Il muco appare ruvido e cade a brandelli. I pesci soffrono progressivamente di asma. Galleggiano alla superficie respirando con difficoltà o si adagiano sul fondo. All'inizio quando non sono ancora riconoscibili i sintomi della malattia, i pesci si strofinano sui sassi, sui coralli e su altri oggetti. La malattia è molto contagiosa! L'Oodinium ocellatum è un parassita dell'epidermide e delle branchie. quando un parassita è completamente cresciuto, lascia il suo ospite e cade sul fondo dove forma una ciste. Si divide quindi in due cellule che si scindono a loro volta fino a produrre dei nugoli di nuovi individui provvisti di un flagello e che nuotano liberamente nell'acqua alla ricerca di un pesce che li ospiti. Se questo viente trovato, i germi di insediano innanzitutto nel muco, poi nell'epidermide e quì iniziano la loro vita di parassiti. Non attaccano però soltanto la pelle e le branchie, ma li si può trovare anche nella cavità della bocca e nell'intestino. Il ciclo completo della larva natante, fino al parassita adulto, dura circa 10 giorni, alla temperatura di 24-26°C. Si tratta di uno dei parassiti più frequenti nei pesci marini. Gli esemplari appena importati ne vengono ben presto contagiati, soprattutto quelli provenienti da Singapore. Gli esportatori sarebbero molto previdenti se trattassero contro l'Oodinium i pesci catturati, prima di esportarli. Prima della guerra, questa malattia rendeva quasi impossibile tenere in cattività i pesci tropicali, poiché non si conoscevano i mezzi per combatterla. Dopo la guerra vennero provati dei medicinali, sia nell'Acquario di San Francisco che nell'Acquario Artis di Amsterdam.
Come combatterla: è possibile combatterla, soprattutto all'inizio, con solfato di rame, di zinco o con cloromicetina, quest'ultima, anche se non garantisce la guarigione, può venire usata per quelle specie che sono sensibili allo zinco ed al rame. Si possono usare anche dei bagni permanenti di triplaflavina, che però non sono efficaci quanto i bagni di solfato di rame. Se i parassiti si trovano nell'intestino, non possono venir raggiunti dai suddetti medicinali e possono propagarsi. E quindi prudente tenere i pesci in quarantena almeno per altri dieci giorni dopo che il trattamento è apparentemente riuscito.

MALATTIE CAUSATE DA CILIATI

Ittioftiriasi marina

Agente patogeno: Cryptokarion irritans
Sintomi: come quelli causati da Ichthyophthirius dei pesci d'acqua dolce: la pelle degli animali infetti viene coperta da puntini relativamente grandi, bianchi, bianco-sporco o grigi. Quando si propaga sulla pelle, questa diventa ruvida e si squama. L'epidermide diventa di color rosso sangue; se gli occhi ne vengono contagiati, diventono opachi. All'inizio della malattia, i pesci si strofinano sui sassi, sui coralli, ecc. Se la malattia colpisce anche le branchie, la respirazione diventa sempre più accelerata.
La malattia da Cryptokarion, quando è in uno stadio avanzato, è spesso accompagnata da infestazione di altri ciliati che, in condizioni normali, non sarebbero patogeni. Anche batteri e funghi s'insediano secondariamente sulla pelle danneggiata. La malattia è molto contagiosa.
Il ciclo di sviluppo è simile a quello dell'Ichthyophthirius multifiliis, il tipico parassita dei pesci tropicali d'acqua dolce.
Il Cryptokarion irritans era visto un tempo come una forma di Ichthyophthirius, che probabilmente non si manifEsta in mare.
Come combatterla: all'inizio è curabile con cloridrato di chinina, con solfato di zinco o di rame. Nei casi più gravi si può abbinare il chinino con solfato di rame o di zinco. Altri medicinali sono la triplaflavina e il blu di metilene.

Opacità della pelle

Agente patogeno: diverse specie di Trichodina.
Sintomi: opacità color latte o grigia del muco, accompagnata, nello stadio più avanzato, da emorragie della pelle. A volte si manifestano, nel muco inspessito, delle cavità a forma di cratere. Anche gli occhi possono venir contagiati e allora la pupilla appare opaca. La malattia è contagiosa.
Come combatterla: con gli stessi mezzi usati per le infezioni da Cryptokarion

MALATTIE CAUSATE DA CROSTACE

Copepodiasi

Agente patogeno: Copepodi parassiti, altamente specializzati.
Sintomi: parassiti visibili a occhio nudo che si insediano sulla pelle e di quando in quando si muovono anche su di essa. Si trovano soprattutto in prossimità degli occhi e talvolta anche nelle branchie. Poiché la riproduzione di tali minuscoli crostacei, che nella loro struttura differiscono dai normali Copepodi, non è possibile in acquario, col tempo si estinguono da sé. Non si può quindi parlare in genere di un vero e proprio pericolo di contagio.
Come combatterla: introdurre separatamente, per 15 minuti, gli animali da trattare in un bagno di acqua marina, al quale va aggiunto per ogni litro 1 ml di formalina al 35%. Durante il bagno provvedere ad una buona aerazione.

MALATTIE CAUSATE DA VERMI PARASSITI

Vermi della pelle e delle branchie

Agente patogeno: tra gli altri Gyrodactylus ed Epibdella.
Sintomi: parassiti visibili a occhio nudo, lunghi fino a 1,5 mm, grigiastri e allungati che contagiano a volte anche solo le branchie. I pesci mostrano dei movimenti respiratori veloci, non di rado a colpi; la bocca non viene completamente chiusa. Se anche gli occhi ne vengono contagiati, appaiono opachi ed infiammati. I pesci infetti si strofinano contro dei corpi solidi, si scuotono o tengono le pinne ripiegate. La malattia può essere molto contagiosa.
Come combatterla: come per la Copepodiasi. Si possono liberare i pesci dai parassiti anche con dei bagni permanenti di solfato di zinco e di rame.

Vermi dell'intestino

Agente patogeno: tra gli altri Gyrodactylus ed Epibdella
sintomi: parassiti visibili a occhio nudo, lunghi fino a 1,5 mm, grigiastri e allungati che contagiano a volte anche solo le branchie. I pesci mostrano dei movimenti respiratori veloci, non di rado a colpi; la bocca non viene completamente chiusa. Se anche gli occhi ne vengono contagiati, appaiono opachi ed infiammati. I pesci infetti si strofinano contro dei corpi solidi, si scuotono o tengono le pinne ripiegate. La malattia può essere molto contagiosa.
ome combatterla: non si sa

MALATTIE CAUSATE DA SPOROZOI

Malattia del cavalluccio marino

Agente patogeno: diverse specie di Gulgea.
Sintomi: allo stadio iniziale sì manifestano piccole macchie vitree sottopelle che si propagano più tardi in zone più grandi. Gli agenti patogeni si annidano soprattutto nei muscoli. La malattia è contagiosa solo per i cavallucci marini.
Come combatterla: non se ne conosce ancora il mezzo.

MALATTIE CAUSATE DA FUNGHI

Micosi della pelle

Agente patogeno: funghi (Saprolegniacee), non ancora esurientemente descritti.
Sintomi:
patine brevi o allungate, tipo ovatta, sulla pelle e sugli occhi.
Questi funghi non si manifestano in pesci sani ed integri; ne vengono invece contagiati i pesci che per trascuratezza presentano il muco deteriorato od hanno delle ferite sulla pelle. Inadeguate condizioni ambientali, come ad esempio un'acqua eccessivamente ricca di sostanze organiche ed inorganiche disciolte ed un valore pH troppo basso, possono danneggiare il muco dei pesci ed accelerare così l'attacco dei funghi parassitari. Le infezioni si manifestano però meno frequentemente negli acquari marini che in quelli di acqua dolce. La malattia è poco o per niente contagiosa.
Come combatterla: inizialmente è molto efficace la cura con bagni permanenti di solfato di rame o di zinco. A volte serve anche rinnovare l'acqua senza aggiungervi sostanze chimiche. Nei casi più seri, sono utili i bagni di acqua dolce o i bagni di permanganato potassico

Micosi interne

Agente patogeno: Ichthyosporidium hoferi, noto in precedenza come Ichthyophonus hoferi.
Sintomi: questo fungo s'insedia negli organi interni per cui l'infezione viene scoperta sempre troppo tardi. Quando compaiono le sue manifestazioni esterne, non si può più salvare il pesce ammalato. I sintomi possono essere: occhi sporgenti (esoftalmìa), piaghe cutanee difficilmente guaribili, dimagrimento lento o improvviso, corrosione delle pinne, movimenti natatori anormali, annerimento parziale della pelle e gonfiore del ventre. Vengono attaccati soprattutto il fegato e i reni, ma anche tutti gli altri organi interni. La malattia è molto diffusa e si manifesta anche in natura. Individui non indeboliti da altre malattie possono superare a volte l'infezione, incapsulando i parassiti nel tessuto connettivo ed evitandone così una ulteriore propagazione. Una temperatura elevata ed un cibo ricco di vitamine, possono collaborare a rendere attivi i meccanismi di difesa del corpo. L'Ichthyosporidium hoferi, si manifesta anche nei pesci di acqua dolce. I pesci usati come mangime possono quindi esserne i portatori. Per questo motivo bisognerebbe somministrare solo pesci surgelati anziché pesci vivi. Il pericolo di contagio è ridotto se i pesci sono sani ed in buone condizioni: quelli già indeboliti, per altri motivi, ne vengono invece contagiati.
Come combatterla: finora non si conosce un metodo efficace per debellare questa malattia. Come già detto, il parassita può venire incistito se il pesce colpito è in buone condizioni fisiche. Il processo può essere favorito mediante un aumento della temperatura dell'acqua fino a 28-30°C e con un'alimentazione a base di fegato fresco (vitamina A e B12). La malattia, già latente, può manifestarsi in ogni momento, se sopravviene un indebolimento del pesce che ne è portatore. Si può tentare la guarigione con un cibo imbevuto di Paraclorofenoxetanolo o di Fenoxetol (in commercio sotto il nome di Liquitox).

MALATTIE CAUSATE DA VIRUS

Linfocistite

Agente patogeno: Lymphocystis.
Sintomi: crescita abnorme delle cellule della pelle di solito dapprima nelle pinne che presentano piccoli noduli, in continuo aumento di numero e grandezza. La malattia è poco contagiosa.
Come combatterla: curando e nutrendo bene il pesce, la malattia si cura spesso spontaneamente. Anche lunghi bagni permanenti di solfato di rame possono avere successo; la guarigione è inoltre possibile con delle aggiunte di iodio (in forma di ioduro di potassio). Se i metodi indicati non dovessero portare a guarigione, si possono tagliare le cellule, cresciute in modo abnorme nelle pinne, con una forbice ben affilata. Le pinne poi ricresceranno nuovamente in condizioni normali. Si possono anche tamponare le escrescenze sulla pelle con tintura di iodio o con soluzione di mercuriocromo.

MALATTIE CAUSATE DA FATTORI AMBIENTALI NOCIVI

L'inquinamento dell'acqua causato dal contatto con materiali non resistenti all'acqua di mare, può causare nei pesci delle manifestazioni uguali a quelle dovute ai parassiti. A volte è perciò difficile stabilire se il pesce è infetto o se soffre di intossicazione. I pesci reagiscono con una respirazione frequente ed irregolare ad una concentrazione troppo alta di metalli tossici nell'acqua (per esempio: rame, zinco, alluminio); ciò accade perché le leghe metalliche coagulano il muco delle branchie, così da impedire in queste ultime lo scambio di ossigeno e di anidride carbonica. Anche il muco può ispessirsi per la stessa causa. La pelle delicata delle pinne viene attaccata da una forte concentrazione di leghe metalliche e muore. Le intossicazioni da contenuto eccessivo d'ammoniaca nell'acqua, si manifestano invece in maniera un po' diversa. La respirazione dei pesci diventa ugualmente accelerata ed irregolare ma, ad intervalli, può ritornare normale. A periodi di maggior attività anormale, ad esempio movimenti natatori veloci e a scatti, succedono periodi in cui i pesci sono straordinariamente tranquilli e apatici. Se la situazione dovuta ad un alto contenuto d'ammoniaca perdura, essi diventano gradualmente più eccitabili. Colpendo l'esterno dell'acquario si può provocare una reazione improvvisa dei pesci, che di conseguenza cercano di saltare fuori dall'acqua o urtano velocemente contro sassi e pareti, questi rapidi movimenti possono avvenire anche senza una causa definibile, per cui i pesci entrano a tratti in uno stato di paura e si dirigono verso il fondo con le pinne allargate e la bocca aperta. I pesci reagiscono con una maggiore eccitabilità anche all'intossicazione da fenolo, però i sintomi descritti sono di solito segni di intossicazione da ammoniaca. In tal caso, l'acqua deve venire cambiata, per la massima parte, al più presto oppure si devono trasferire i pesci, per un certo periodo, in un altro acquario. Naturalmente bisogna risalire sempre alle cause che portano al una maggiore concentrazione di ammoniaca nell'acqua. I pesci che, pur non morendo a causa della quantità di queste sostanze tossiche, non si trovano più in stato di benessere, si strofinano sul fondo, sui coralli e sui sassi, come se soffrissero di parassitosi della pelle. Inoltre, la loro colorazione può impallidire, il loro appetito diminuisce e la normale attività fa posto a graduale pigrizia. Un lento inquinamento dovuto a piccole dosi di sostanze tossiche presenti nell'acquario, può essere causato da rinnovi d'acqua insufficienti. Il deterioramento graduale dell'ambiente può manifestarsi con danni al muco che portano, in un secondo tempo, ad un attacco di fungosi. I pesci reagiscono ai valori pH troppo bassi con una diminuzione dell'appetito e dell'attività motoria ed anche con uno sbiadimento della colorazione dovuto alla graduale opacità del muco, questa opacità è seguita da ematomi della pelle. Ed infine, una respirazione troppo accelerata può essere causata da valori pH troppo bassi.

Una differenza sicura tra i sintomi di intossicazione e quelli di malattia dovuta a parassiti, non è quindi molto ben definibile dalle condizioni del pesce e dal suo comportamento esteriore. Dopo un cambio parziale dell'acqua, è chiaro che si possono però trarre delle conclusioni basandosi sul comportamento dei pesci.
Nel trasferire i pesci da un acquario ad un altro o nel caso di un cambio d'acqua troppo brusco, possono verificarsi delle manifrstazioni che fanno ugualmente pensare ad una malattia. Se ha luogo un cambiamento troppo repentino della densità dell'acqua (in una inferiore), i pesci rimangono spesso adagiati sul fondo, respirando a fatica. Non possono mantenersi sospesi nell'acqua e non di rado galleggiano alla superficie con movimenti oscillanti, obliqui o perpendicolari. Se la differenza di densità è troppo gande, i pesci reagiscono con delle manifestazioni di shock, dirigendosi verso il fondo, con le pinne rigidamente aperte e gli opercoli branchiali pure aperti. In questo caso è consigliabile raccogliere i pesci in una rete fine e morbida ed in questa, farli muovere nell'acqua. I pesci più grandi si possono afferrare sott'acqua, stringere le loro branchie fra pollice ed indice e spingerle in su e in giù, per aumentare i movimenti respiratori. Gli stati di shock possono manifestarsi con l'aggiunta di acqua relativamente pulita all'acqua molto vecchia e viceversa, anche se la densità corrisponde approssimativamente. 

ELENCO PRODOTTI CURATIVI

 

 

PRODOTTO DOSAGGIO E DURATA DEL BAGNO

Acriflavina  

Come per la tripaflavina. 15-20 mg per ogni litro d'acqua, nel bagno permanente. Rinnovare ogni 2 giorni, fino alla guarigione. Prima di un nuovo dosaggio, rinnovare in gran parte l'acqua o filtrare attraverso il carbone attivo.

Cloramfenicolo

20-50 mg per ogni litro d'acqua. Bagno di 6 ore al massimo. Ripetere eventualmente ogni giorno fino a guarigione.

Formalina

Soluzione di base: 35%. Dosaggio: 1 ml. per ogni litro di acqua del bagno. Durata del bagno 15 minuti al massimo, per pesci piccoli 10 minuti.

Iodio                       

Ioduro di potassio

Soluzione di base: sciogliere 1 gr. di iodio più 100 gr. di ioduro di potassio in un litro di acqua distillata. Dosaggio: 1 ml. per 4 litri di acqua. Bagno permanente. Ripetere una volta dopo un intervallo di 10 giorni. Se i pesci si dimostrano inquieti bisogna interrompere il trattamento e cambiare, in parte, l'acqua. Durante il trattamento, filtrare l'acquario senza carbone attivo e senza lampada.

Permanganato di potassio

Per l'acqua di mare: 1 gr. ogni 100 litri di acqua. Durata massima 30 minuti. Per acqua dolce: come sopra, con durata massima di 3 minuti.

Idroclorito di chinino

1-1,5 gr. per 100 litri d'acqua. Bagno permanente. Dopo 3 giorni filtrare attraverso carbone attivo per 24 ore; poi, se necessario, aggiungere ancora 1 gr. per 100 litri d'acqua. Ripetere fino a guarigione.

Solfato di rame

Soluzione di base: 4 gr. CuSO4.5H2O su 1 litro di acqua distillata più 0,25 gr. di acodo citrico cristallino. Dosaggio: 1 ml. per ogni 4 litri di acqua. Il ridosaggio dipende dal tipo di acquario e cioè: 1. Acquari allestiti con sabbia corallina sul fondo e filtro sottosabbia: ogni giorno aggiungere 1 ml. per ogni 5 litri d'acqua. Se i pesci manifestano irrequietezza, bisogna rinnovare,in parte, l'acqua e diminuire il ridosaggio.      2. Acquari  allestiti senza sabbia corallina: ridosare dopo 24 ore con 0,5 ml. per 4 litri, dopo 72 ore ancora con 0,25 ml. e proseguire così fino alla guarigione.                                                                        3. Acquari spogli per la quarantena: ridosare dopo 48 ore con 0,5 ml. per 4 litri, dopo 96 ore con 0,25 ml. per 4 litri. Se è necessario un ulteriore trattamento, l'acqua deve venire cambiata completamente e si ridosa nuovamente secondo lo schema completo.             

Solfato di zinco

Soluzione di base: 4 gr. per ogni litro di acqua distillata. Dosaggio: 1 ml. per 2-4 litri d'acqua. Ridosaggio difficile, perchè lo zinco rimane in soluzione più a lungo del rame. E' ancora sconosciuta la diminuzione della concentrazione. In caso di ridosaggio bisogna cambiare almeno metà dell'acqua dopo 4 giorni.

Ossalato di verde di malachite

Soluzione di base: 1 gr. di verde di malachite per 1 litro d'acqua distillata. Dosaggio: 0,5 cc. di soluzione base per 10 litri d'acqua dell'acquario. Bagno permanente. Può essere ripetuto eventualmente a distanza di 2 giorni, senza cambiare l'acqua. Anche a cura ultimata non è necessario cambiare l'acqua dell'acquario. Il verde di malachite nel dosaggio indicato è sopportato da molti ( ma non da tutti ) gli invertebrati. Il medicamento può dunque essere usato, con precauzione, negli acquari che ospitano pesci ed invertebrati, per combattere l'Oodinium, il Cryptokarion e i funghi della pelle ( Saproleguiacee). Se l'acquario da trattare è provvisto di un filtro di carbone attivo, si può continuare il dosaggio somministrando ogni giorno 0,5 cc. di verde di malachite per ogni 10 litri d'acqua dell'acquario.

Blu di metilene

Soluzione di base: 1% in acqua. Dosaggio: 3 ml. della soluzione di base per 10 litri di acqua. Bagno permanente.

Mercuriocromo

Soluzione di base: 2% per pennellature sulle ferite della pelle.

Penicillina

10.000-30.000 unità internazionali per ogni litro d'acqua. Bagno permanente da ripetersi ogni 2 giorni. Si usa di solito in combinazione con la streptomicina.

Paraclorofenoxetanolo

1% soluzione di base: per imbevervi il mangime.

Fenoxetol ( in commercio: Liquitox )

1% soluzione si base: come sopra.

Sulfanilamide

100-250 mg. per ogni litro di acqua. Bagno permanente. Rinnovare ogni 3 giorni, col parziale cambio dell'acqua.

Sulfathiazolo

10 gr. su 100 litri d'acqua. Bagno permanente. Fare attenzione al ridosaggio, poichè mancano sufficienti esperienze a questo riguardo.

Strptomicina

20 mg. per ogni litro d'acqua. Eventualmente ripetere dopo 2 giorni, dopo aver cambiato almeno 1/3 dell'acqua. 24 ore dopo il dosaggio, l'acqua può assumere un odore di cipolla o di carburo, causato dalla morte di certi batteri.

Tetraciclina idroclorito

5-10 mg. per ogni litro d'acqua. Da ripetere ogni tre giorni se necessario.

Tripaflavina

1 gr. ogni 100 litri di acqua. Aggiungervi la quantità necessaria nel giro di 24 ore. L'acqua si colora di verde fluorescente. Dopo 3-4 giorni, filtrare l'acqua attraverso carbone attivo, fino a sparizione del colore. Se necessario,  ripetere una o più volte, sino a guarigione.

Acqua ossigenata

Soluzione di base: 3%. Dosaggio: o,5 ml. per ogni litro di acqua.