Le Caridine in acquario


L’allevamento delle caridina e neocaridina è molto semplice, ma prevede che siano rispettate alcune regole di facile applicazione. 
Quanto detto in queste pagine deriva a volte anche da considerazioni personali sulla base dell'esperienza mia e di altri utenti che hanno scritto delle loro esperienze in rete..

Vasca
Si possono allestire vaschette anche a partire da 10 litri in su, ma ovviamente la popolazione presente in essi non potrà essere molto elevata a causa dell’elevato carico organico che si potrebbe creare in un ambiente così piccolo e instabile.In molti decidono di partire con l’allevamento delle caridina e neocaridina proprio da vasche piccole, tenendosele magari sulla scrivania del proprio ufficio. Personalmente ritengo che qualsiasi tipo di "ospite" in un acquarionecessiti di un minimo di spazio, senza contare che le caridine sono animali che si trovano meglio in comunità di almeno sette individui. Per far vivere decentemente sette individui sono necessari almeno 60 litri d'acqua se la vasca è dedicata ed almeno 120 litri se si vuole aggiongere qualche pesce.
La vasca può essere chiusa o aperta a seconda dei gusti personali: sono stati registrati alcuni casi in cui le caridina (nel caso specifico si trattava di caridina japonica) saltavano fuori dalla vasca: tale fenomeno è possibile soltanto nei casi in cui gli animali siano spaventati oppure si trovino in condizioni ambientali non adatte; infatti io ne ho una quindicina nel mio acquario da 200 litri ed in cinque anni non ne è mai "evasa" nessuna.

Illuminazione
L’illuminazione deve essere fatta in funzione delle piante: come si dirà successivamente, sarebbe opportuno evitare di fertilizzare in maniera spinta, per non rischiare di avvelenare le specie più delicate, per tale motivo è opportuno scegliere illuminazioni tali da fare crescere piante senza che queste necessino alti livelli di fertilizzazione. Inoltre una luce troppo forte potrebbe infastidire gli animali che tenderebbero quindi a restare più nascosti. Le vasche commerciali da 30 litri contengono tubi al neon tra 11 e 15 W, un valore ideale per questo tipo di scopo. 

Filtro
Negli stati uniti e in Germania vanno molto di moda i filtri a spugna, che fanno egregiamente il loro lavoro, anche se risultano rumorosi e di potenza di filtraggio inferiore ai classici filtri a cestello. I filtri a spugna sono utili per evitare che le larve di caridina vengano risucchiate dalle griglie di aspirazione dei filtri esterni, fenomeno che può essere facilmente evitato in questi ultimi disponendo dei prefiltri in spugna all’ingresso dell’aspirazione oppure ricoprirla con un pezzo di calza da donna. Ovviamente un filtro potente ed eventualmente sovradimensionato non può che contribuire positivamente al mantenimento di un’acqua salubre e adatta all’allevamento. 

Riscaldamento e raffreddamento
Gli acquari destinati all’allevamento di gamberetti non hanno bisogno di un termoriscaldatore; la maggiorparte delle caridina vive bene in un’acqua a temperatura ambiente (da 18-20 °C in su), anche se possono vivere anche a temperature minori, fino a 10°C.
Piuttosto è bene evitare che le temperature salgano troppo oltre i 25 °C; in particolar modo ci sono alcune specie (Red Crystal, Biene, Hummel tra le principali) che soffrono notevolmente tali temperature a causa della minore quantità di ossigeno disciolto nell’acqua. Per tale motivo può essere utile dotarsi di sistemi di refrigerazione più o meno costosi (dalle economiche ventole diù raffreddamento dei pc ai più costosi refrigeratori) che ci permettono di impostare una temperatura ottimale per i nostri amici (20-22 °C).
Consiglio di non sottovalutare l'aspetto temperatura alta, a causa della calure dell'estate 2009, la temepratura nel mio acquario arrivò a 29°C e persi una comunità di 15 Red Crystal.

Acqua
Come si vedrà in seguito, le caridina vivono abbastanza bene nelle più comuni acque dei nostri acquari, da quella acida a quella alcalina preferibilmente neutra. Tuttavia ci sono degli intervalli “classici” secondo cui una specie vive meglio o peggio: sebbene in letteratura si leggano molte opinioni contrastanti, si può dire che un range buono per l’allevamento e riproduzione di quasi tutte le specie è il seguente:

pH
6.5-7.5
KH
4-15
GH
<15
Temp
20-24°C

      Con questi valori di acqua, che comunemente si trovano nella maggiorparte degli acquari, possiamo ipotizzare che i gamberetti vivano e si riproducano abbastanza bene; sarà nostra cura scegliere il tipo di gamberetto adatto all’acqua che noi utilizziamo oppure modificare i valori del’acqua nel range ottimale.

I cambi di acqua sono importanti per eliminare le sostanze di rifiuto accumulatesi, e dovrebbero essere fatti come per gli acquari “classici” almeno una volta a settimana/ogni due settimane in ragione di un 20%, oppure in maniera maggiore a seconda del carico organico della vasca.
E’ importante notare che la procedura migliore sarebbe quella di effettuare cambi contenuti ma a intervalli ad esempio settimanali, per non stravolgere troppo l’equilibrio chimico della vasca; sono state evidenziate situazioni in cui alcuni gamberetti sono morti a seguito di un cambio di acqua, per cui è necessario prestare attenzione a queste operazioni.
Sebbene molti consiglino di biocondizionare l’acqua, è opinione di alcuni allevatori che i biocondizionatori, cosi’ come i fertilizzanti, inibiscano le riproduzioni; per tale motivo un consiglio può essere quello di utilizzare semplice acqua di rubinetto, fatta decantare per 24 ore al fine di fare evaporare il cloro (se si utilizza acqua di osmosi + sali il problema non si pone).

      Piccola nota sull’acqua di rubinetto: in queste pagine si fa riferimento spesso alla “comune acqua di rubinetto”, intendendola come una acqua dai valori medi che si attestano attorno a pH 7.5 e durezza medio-alta (cosi’ è nelle maggiori città italiane). Pertanto è sempre opportuno analizzare la propria acqua di rubinetto per verificare quanto detto poco sopra.

Fondo e substrato fertile

 Il substrato viene scelto in funzione delle piante utilizzate oppure in base al contrasto con i colori dei gamberetti; si possono utilizzare substrati inerti oppure akadama: è sconsigliabile “pompare” il fondo con fertilizzanti dedicati in quanto potrebbero risultare dannosi per i futuri abitanti,soprattuto le specie più sensibili; può essere utile utilizzare come substrato anche della sola melma o foglie secche, preferibilmente di quercia o ketapang (Terminalia Catappa).
Se è nostra intenzione utilizzare piante con esteso apparato radicale come le cryptocorine, possiamo utilizzare dei substrati fertili in piccola quantità, da ricoprire con il ghiaino, oppure inserire tabs di fertilizzante in prossimità delle piante che lo necessitano.

Fertilizzanti
I fertilizzanti possono risultare pericolosi soprattutto per le specie più sensibili ai metalli pesanti (Fe o Rame) che possono essere contenuti al loro interno; per quanto riguarda specie più robuste come le Red Cherry o Palmata, la fertilizzazione può essere condotta, sempre rimanendo su livelli non spinti.

Piante

      Nell’allestimento di una vasca per gamberetti possiamo utilizzare tutte le piante che vogliamo, a patto di scegliere piante di media esigenza come ad esempio:

- muschi vari: sono utilissimi come rifugio per i nuovi nati, e inoltre forniscono i primi mezzi di sostentamento alla loro crescita (microorganismi che si formano sui talli)

- piante a crescita rapida (ceratophillum, lemna, egeria densa)

- Anubias, Cryptocorine, Microsorum

- Cladophora

Puo’ essere utile disporre di legni sui quali legare piante come i muschi o le felci di java, che contribuiscono ad abbellire le vasche.
Anche se non sono vere e proprie piante in senso acquariofilo, sono molto utili le foglie secche di quercia o altro albero, che contribuiscono alla cessione di utili acidi umici all’acqua e forniscono un terreno su cui possno nascere e svilupparsi microorganismi adatti al nutrimento delle larve e degli adulti. 

CO2 
L’anidride carbonica può essere utilizzata sia come nutrimento delle piante che per abbassare il pH nel caso in cui abbiamo a che fare con specie che vogliono valori di pH vicini o sotto la neutralità; ovviamente bisogna stare attenti ad eventuali sovraddosaggi che potrebbero risultare dannosi.

Coinquilini
I piccoli di caridina sono un facile bersaglio per la quasi totalità dei pesci usualmente presenti in acquario. In un acquario mirato alla riproduzione la presenza dei pesci dovrebbe essere evitata; la cosa non vale ovviamente nel caso in cui vogliamo anche dei pesci come inquilini e non ci interessa una riproduzione spinta dei gamberetti.
Esistono alcune specie di pesce, come gli otocinclus, comunemente presenti nelle vasche di alcuni appassionati: questi tipi di pesci, per la loro conformazione della bocca, riescono con difficoltà a cibarsi dei piccoli di caridina, per cui possono essere considerati come “safe fish”, anche se alla fine anche loro riescono a cibarsi delle piccole larve neonate.
Se il nostro obiettivo è riprodurre le caridina e allo stesso tempo avere dei pesci in vasca, sono possibili alcuni abbinamenti, fermo restando che le riproduzioni non saranno elevate. Alcuni pesci abbinabili alle caridina posso essere:

- Guppy

- Endler

- Boraras maculata (o affini)

- Otocinclus

- Corydoras Pygmaeus

Le lumache sono validi coinquilini per le caridina, in quanto non risultano affatto dannose e anzi, possono essere di aiuto contribuendo alla eliminazione di foglie marcescenti o detriti in genere. Si possono inserire numerose specie di gasteropodi quali Neritina, Planorbis, Physa, melanoides eccetera.

Alimentazione
Ci sono due scuole di pensiero relative all’alimentazione delle caridina: alcune persone suggeriscono di alimentare abbondantemente ogni giorno con mangimi di vario tipo, altri suggeriscono di lasciare le vasche “a sé” e ricordarsi di cibare ogni tanto gli abitanti. Dove sta la verità? A mio parere nel giusto mezzo, per cui il consiglio è quello di alimentare le caridina con parsimonia, meglio poco ma ogni giorno e variando sempre il cibo.

Alcuni cibi utilizzabili possono essere

            - Fiocchi o pellets per pesci da fondo

            - Pellets dedicati a invertebrati

            - Verdure sbollentate (spinaci, carote, zucchine)

            - Pezzi di carne o pesce  (Attenzione a non inquinare l’acqua)

            - Alghe  

Popolazione di patenza
Il numero di esemplari con cui cominciare l’allevamento dipende innanzitutto dalla grandezza della vasca e dalla facilità o meno nel riconoscere i sessi. Teoricamente basterebbe anche una sola coppia per dare il via a una discendenza; per vasche medio piccole si consiglia di inserire un sufficiente numero di esemplari tali da essere sicuri che vi siano maschi e femmine; un numero compreso tra 5 e 10 esemplari dovrebbe assicurarci la presenza di entrambi i sessi.