Project Arms ( voto 78/100 )
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Project Arms è un manga di Kyoichi Nanatsuki e Ryoji Minagawa pubblicato in italia nel 2001 è stato reso anime tra il 2001 e 2002 per un totale di 52 episodi. Ryo Takatsuki è il classico studente giapponese della Scuola Superiore. Per cinque secondi chiunque sarebbe portato a crederlo, pur concedendo al giovane il beneficio del dubbio soprattutto dopo averlo visto scalare una parete della scuola per assicurare vita migliore a un solitario nido di rondine (succede nel primo episodio, “Vibrazioni”) e sorbirsi il rimprovero dell’amica di sempre Katsumi. In realtà dopo cinque minuti lo stereotipo scolastico e l’idea di avere a che fare con un ordinario (ma intraprendente) giovanotto si disintegra quando nella classe di Ryo fa il suo ingresso il nuovo studente Shingu Hayato. Qualcosa evidentemente non quadra. Lo sguardo fulminante del nuovo arrivato è causa di vibrazioni corporee inconsulte che, presto o tardi, porteranno il protagonista a sconcertanti scoperte e verità. Senza conoscerne il significato e, peggio ancora, senza capire da dove provenga l’astio di Shingu nei suoi confronti. Gli adulti cominciano a interessarsi di lui (prima doveva sembrare, appunto, solo un “ragazzo”), gli danno la caccia, lo mettono alla prova, minano quelli che sono i suoi affetti più cari. Inoltre, con un padre scomparso da anni e una madre che non è quello che dice di essere, la vita di Takatsuki sembra destinata a basarsi su nuovi ingredienti: mistero, azione e una forma di ironia usata per sdrammatizzare vicende che nessun classico studente della High School giapponese potrebbe mai affrontare. Probabilmente perché Ryo, Shingu Hayato e un altro nuovo arrivato, Takeshi Tomoe (ai quali prestissimo si aggiungerà una ragazzina di nome Kei Kuruma), non rientrano in questa categoria. Chi ha letto il fumetto sa già il perché. Per tutti gli altri occorre aggiungere qualche opportuno dettaglio. I quattro adolescenti di “Project ARMS” in effetti non sono comuni ragazzi, ma il frutto di un esperimento che ha portato all’impianto nei loro corpi di nano-macchine (il progetto ARMS) capace di alterare la loro fisionomia e trasformarli in pericolose armi. Poiché di nano-macchine si parla, l’alterazione del corpo è soggetta a mutazioni improvvise e, come se non bastasse, questa particolare tecnologia prende rapidamente coscienza di sé e quindi è in grado di sviluppare un propria intelligenza, mettendo a rischio la vita di chi ne è portatore. Più di tutti gli amici, proprio Ryo è l’arma davvero distruttiva, in grado di annientare in un baleno l’intero genere umano. La parola Egrigori, che è entrata così prepotentemente nello slang dei nostri protagonisti, è invece il nome di una organizzazione che vuole impadronirsi degli arms per conquistare il mondo. Ma ancora non immaginano a cosa porteranno i loro folli piani di conquista. “Project Arms” è banalmente racchiuso tutto qui: il retorico scontro Bene-Male formato teenager, anche se non esiste un reale confine tra i due, al punto che i quattro personaggi centrali restano una minaccia costante per sé e per gli altri. Il tocco di genio della coppia Nanatsuki/Minagawa però arriva dalla loro comune passione per “Alice nel Paese delle meraviglie”, l’immortale classico di Lewis Caroll, che ricondotto nelle più folli coordinate di immaginazione del manga diventa l’altro mondo in cui Ryo e compagnia bella trovano rifugio dentro se stessi (o al riparo da se stessi). Un metaforico sottotesto del progetto arms che mette addosso una buona dose di inquietudine. Se il fumetto originale – apparso su «Shônen Sunday» dal 1997 al 2002 e vincitore del prestigioso “Shogakukan Manga Award” – ha in qualche misura riscritto il modo di raccontare l’azione (con il giusto contributo di romance, ironia e dramma), l’anime firmato da Hajime Kamegaki (Magic Knight Rayearth) e Hirotoshi Takaya (Fatal Fury – The Motion Picture) non perde tempo a farti capire che questa non è la “solita” avventura scolastica. Ci arriva subito, già dall’angosciante e apocalittico prologo. Il character design di Masaki Sato (Slam Dunk) è rispettoso della spigolosa (e davvero originale) inventiva di Minagawa ed è a suo agio con le convulse scene di combattimento, alcune spinte al massimo della velocità, che vedono i nostri eroi in azione. A suo agio anche quando l’intensità dell’azione richiede strategici rallentamenti per mostrarci la supremazia del “dolore” (altra parola che finisce nel vocabolario di Ryo) e del “potere” che le nano-macchine offrono a questi giovani personaggi. O, per meglio dire, si tratta di espedienti registici che ci rivelano la fatica di essere supereroi, anziché comunissimi adolescenti. A questo punto però vengono i contro in quanto bisogna ammettere che l' anime, per quanto fatto bene, non regge affatto il confronto con il manga ,infatti se il primo episodio stupisce per le animazioni e la spettacolarità (prima su tutti il combattimento tra Ryo e Hayato sul tetto) ,con gli altri episodi si ha a mano a mano un peggioramento continuo con animazioni sempre peggiori e caratterizzate da una lentezza dello sviluppo della storia (con eccezione sporadici episodi ritenuti evidentemente più importanti). Per un lettore del manga quel fastidio che si avverte guardando l' anime si accentua quando si vede un arms che ridiventa normale tramite un'animazione, oppure momenti incredibili che, se trattati come nel primo episodio, sarebbero stati ottimi, liquidati in pochi secondi per privilegiare scene meno importanti. Tale fastidio raggiunge il culmine quando verso il quarantesimo episodio, gli autori, accortisi che dovevano infilare poco meno di 10 tankobon su 22 in 13 episodi, hanno iniziato a tagliare rovinando alcune parti e generalizzando in modo spaventoso. Quindi a conti fatti project arms visto da uno che ha letto il manga perde forse qualche punto, ma nel complesso bisogna dire che è un anime fatto bene. |
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