Due come noi ( voto serie 49/100 )

Protagonista del manga in questione è Miho Shinohara, una bimba come tante, piena di energia e con mille sogni nel cassetto, tra cui quello di poter un giorno diventare una idol di successo e magari, perché no, riuscire ad incontrare il suo idol preferito, Hiroya Aikawa. Proprio grazie ad un poster che lo raffigurava, la piccola conosce Pigu e Mogu, due folletti alquanto buffi, capitati sulla Terra per puro caso. In cambio di asilo, offrono a Miho la possibilità di avere poteri magici e, grazie alla formula magica "Dabu dabu", la piccola si trasforma in una quindicenne: nasce il mito di Lala, ingaggiata per puro caso dalla Lyrical Production (società che si occupa di sfilate di moda) e divenuta star e dunque idol a tutti gli effetti. Le difficoltà sono dapprima moltissime ma poi tutto si tinge di magia, grazie anche allo stesso Hiroya che Lala finalmente conosce e che la prende in simpatia. Le avventure non finiscono davvero mai per la nostra piccola maghetta: gelosie, amori, successi e rinunce. Questa avventura, permetterà a Miho di crescere e di comprendere i valori della vita, diventando più responsabile e fiduciosa verso un futuro.
La storia è piuttosto semplice e, al primo impatto, potrebbe sembrare un bel fritto misto di vecchie serie dello stesso filone: abbiamo Miho che è sempre in ritardo e che è costretta a dire piccole bugie per giustificare le sue azioni (ricordate Maho No Tenshi Creamy Mami?); la trasformazione non è delle più originali (pensate un po' a Pastel Yumi…) e anche l'idea dei folletti è vecchia quanto Creamy o Magica Emi. E allora, cosa avrà di così interessante una serie che di innovativo non possiede granché?
Nel 1998 segue al manga una serie TV di 26 episodi, un po’ più dettagliata e disegnata con un tratto decisamente migliore sicuramente grazie alla mano fatata della character design Akemi Takada.
 

 

  Curiosamente non è stato cambiato del tutto il nome della serie TV in Italia, da "Maho no stage Fancy Lala" abbiamo ritrovato "Fancy Lala", il che ha stupito non poco [strano che "Fancy" non sia diventata "Francesca"], mentre per quello che riguarda le ormai dannate censure, ne abbiamo anche qua di cotte e di crude con una novità assoluta a riguardo: gli ultimi cinque episodi originali, diventano... quattro qua in Italia! Censurando qua e là, la Mediaset s’è trovata di fronte agli ultimi cinque episodi decisamente più corti e così, per riempire gli spazi, li ha uniti qua e là, creando però così quattro episodi di ben 26/28 minuti ciascuno.

Riassumendo, è più semplice leggere il manga che non seguire la serie TV fino in fondo (forse se quest’ultima fosse stata formata da quattro episodi, non sarebbe stato così!), comunque nel complesso direi che sono soddisfatto, anche se nessuno probabilmente la pensa come me... U_U
Il manga è molto scorrevole se escludiamo gli inutili e dannosi episodi fuori tema, anche se si fatica un po’ nell’accettare il tratto grafico forse un po’ approssimativo; la serie TV, a tratti un po’ noiosetta e magari con qualche episodio qua e là che potevano anche evitare in quanto irrilevante ai fini della storia, con un bel character design diciamo che rende bene. Peccato che qua in Italia ci siamo persi qualcosa per la strada, come spesso succede, a causa, come detto, delle censure.
Un appassionato di maghette non può comunque non apprezzare questo genere di lavori e Lala non fa eccezione: si è contenti di aver visto la serie TV (seppure ridotta maluccio) e di aver letto il manga. Non si è mai sperato di vedere una seconda Mami, in quanto inimitabile; forse anche per questo, diciamo che ci si accontenta.
Concludendo, consiglio il manga a tutte quelle persone che amano gli shojo, a tutti i nostalgici delle care e vecchie maghette.

Niente di speciale comunque.