Alexander ( voto 82/100 )
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Nato in un primo tempo come prodotto che
trovava la propria ragione d'essere e il proprio target nell'elite
degli Otaku e dei cultori dell'animazione "alternativa", NGE
dimostrò come l'elitarismo potesse tradursi in commerciabilità, come
l'alta qualità potesse portare proficuità, come insomma il pubblico
fosse pronto, anzi chiedesse, stimoli intellettuali nuovi ad un
genere che, eccettuati i maestri, pareva destinato al puro
entertainment senza pretese. Tutta la new wave dell'animazione giapponese ha metabolizzato la lezione di Eva, in alcuni prodotti solamente dal punto di vista estetico, in altri con una maggior cerebralizzazione del comparto narrativo, in altri ancora con una quasi ostentata sperimentazione visivo-narrativa. Questa, a mio avviso necessaria, premessa serve ad introdurre il titolo in questione, Alexander appunto, uno dei migliori figli di questa nuova impostazione culturale: fin dalla collocazione in generi risulta un titolo "alternativo", di difficile collocazione, sia dal punto di vista narrativo che da quello più propriamente visivo. Tratto dal romanzo omonimo di Hiroshi Aramata (sceneggiato da Sadayuki Murai), la serie narra le gesta di Alessandro, poi detto "Magno", dalla nascita fino all'apoteosi come sovrano del Mondo, miscelando elementi storico-biografici veritieri ad altri mitici se non di pura invenzione narrativa. Nato da re Filippo II di Macedonia e da Olimpiade, principessa d'Epiro e sacerdotessa del culto apocalittico dell'isola di Samotracia, Alessandro è, secondo un vaticinio della madre, destinato a distruggere il mondo! E mentre oscure forze legate ai maestri del pensiero antico si mobilitano contro la minaccia da lui rappresentata, lo stesso principe e poi re di Macedonia si dibatte fra la volontà distruttrice della madre e la sua indole di conquistatore ("Conquistare per distruggere o per governare?"). Ma che significato ha veramente la
distruzione? Parlando dei meriti tecnici di questa serie è impossibile non citare lo straordinario lavoro di designer del maestro Peter Chung: già noto per la serie Æon Flux, in cui aveva dato modo di mostrare il suo particolarissimo stile visionario, in Alexander Chung ha portato alle estreme conseguenze la sua arte: seppur debitore del tratto di disegno pulito nipponico, lo ha reinterpretato sintetizzandolo con la ricercatezza dei tratti tipica del design americano, tenendo però ben chiara la lezione del maestro francese Möbius e di tutta la scuola fumettistica europea; il risultato sono figure estremamente plastiche, quasi stilizzate, in cui ad una resa anatomica che sintetizza quasi arbitrariamente linearità e ricercatezza figurativa si sposano volti e dettagli corporei quasi barocchi nella loro definizione (basti pensare alle labbra dei personaggi), nonchè una cura quasi maniacale nel vestiario e negli ornamenti. Intervistato riguardo a Æon Flux, Chung ha giustificato questa sua scelta estetica in chiave escatologica, spiegando che il voler ritrarre corpi quasi irreali nella loro raffigurazione riccamente, o comunque originalmente, vestiti e volti estremamente dettagliati vorrebbe creare una sorta di dicotomia fra essere (i corpi, il reale umano nel suo essere indefinibile) ed apparire (il look in generale, inteso come tentativo di appartenenza e quindi di ricerca esistenziale), problematica insita anche a livello narrativo nelle due serie. L' essere designer unico ha permesso inoltre a Chung di dare al prodotto una notevole omogeneità stilistica, dando ai suoi personaggi la possibilità di muoversi su sfondi ed ambientazioni perfettamente in tema, caratterizzate maniacalmente dal punto di vista figurativo e architettonico ed in perfetta sintonia col contesto narrativo meta-storico sopradetto: città, palazzi, templi e monumenti sino agli abiti dei personaggi, pur ispirati al modello antico, vengono reinterpretati rivelando contaminazioni da diverse filosofie estetiche, dallo steampunk al post industriale al cyberpunk, senza però che questa apparente disomogeneità crei stonature o forzature, anzi rivelandosi estremamente coerente con la filosofia del prodotto; stesso discorso per il mecha design, importante in una serie dove non poche sono le battaglie fra eserciti, in cui ad una fanteria quasi meccanica si affiancano robot e carri armati, velivoli e fantasiose truppe speciali con chiare connotazioni fantascientifiche.Un tale comparto grafico poco o nulla varrebbe senza un'adeguata
regia ed animazioni all'altezza, ma fortunatamente questo NON è il
nostro caso. La regia, di suo, presenta come garanzia Rintaro come
direttore di produzione e il navigato Yoshimuri Kanemori alla
regia, dando all'anime il giusto equilibrio fra scene d'azione e di
battaglia, realizzate queste ultime con un notevole gusto "epico"(e
citando non poco l'Arion di Yasuhiko), e momenti
introspettivi, senza rinunciare a qualche flashback così di moda
(comunque perfettamente inserito nella narrazione) e a due o tre
sequenze "sperimentali"; in ogni caso un lavoro eccellente. Non credo sia necessario sottolineare il come sempre ottimo adattamento made in Dynamic, favorito anche dall' "occidentalità" della storia, nonchè il perfetto doppiaggio, che merita la menzione di Dario Penne-Aristotele e di Giorgio Lopez-Diogene. Concludendo, siamo di fronte a quello che è stato considerato un capolavoro, ma un capolavoro per sua stessa scelta elitario: la visione della serie, il cogliere i molteplici riferimenti storico-culturali richiede una pazienza (ed una cultura generale) non indifferente, che potrebbe frustrare lo spettatore medio, pertanto, pur riaffermandone l'indiscutibile qualità, mi sento di consigliare Alexander solo a chi si ritiene pronto ad una vera "sfida" ad un prodotto ermetico, mentre chi è cresciuto a pane e Dragonball tenti pure un accostamento: potrebbe amarlo, ma anche odiarlo. Destinato a chi cerca qualcosa di più, comunque. |
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